Nel mondo della strategia, che si tratti di sport, business o mercati finanziari, una delle decisioni più importanti non riguarda come giocare, ma quale gioco scegliere.
La stessa regola si applica agli investimenti. Molti investitori si focalizzano su strategie, tecniche, timing o strumenti, dimenticando un principio fondamentale: la probabilità di vincere dipende prima di tutto dal tipo di partita che scegli di giocare.
Nel mercato azionario esistono due modalità per cercare rendimento: acquistare (andare long) o vendere allo scoperto (andare short).
Entrambe possono generare profitti, ma non sono equivalenti in termini di probabilità, rischio, struttura e tempo.
Scegliere la posizione sbagliata può trasformare anche l’analisi più corretta in una perdita inevitabile.
1. Investire long: quando il tempo e l’economia giocano con te
Il mercato azionario, nel lungo periodo, è strutturalmente orientato alla crescita.
Le economie tendono ad espandersi, le aziende investono e migliorano, e le tecnologie evolvono. In questo scenario, l’investitore long ha un vantaggio: gli basta avere ragione sul business e avere pazienza.
Anche in caso di valutazioni inizialmente errate, se l’azienda è solida e genera valore, il tempo tende a premiare l’investitore. Al massimo, si può incorrere in un’opportunità persa o in una performance inferiore al benchmark. Raramente in perdite totali.
In sostanza, la matematica è dalla tua parte:
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Il massimo che puoi perdere è ciò che investi
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Il potenziale guadagno è teoricamente illimitato
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Hai la possibilità di mantenere la posizione nel tempo, senza costi impliciti crescenti

2. Short selling: una battaglia in salita contro il tempo, il sistema e la psicologia
Andare short significa vendere un titolo che non si possiede, scommettendo su un calo del prezzo. In teoria, può sembrare elegante: vendi alto, ricompri basso. In pratica, è un’operazione carica di rischi strutturali.
Innanzitutto, devi avere ragione due volte:
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Sull’azienda, che deve realmente crollare o fallire
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Sui tempi, perché il mercato deve “accorgersene” prima che tu esaurisca il margine
Nel frattempo, stai pagando interessi per tenere aperta la posizione. Se il prezzo non scende rapidamente, le perdite da interessi e da margine possono superare ogni previsione.
E se il prezzo sale, le perdite sono potenzialmente illimitate.
Inoltre, sei in opposizione diretta con il management e gli azionisti, che hanno tutto l’interesse a far salire il titolo. Non sei contro una forza passiva, ma contro una struttura attiva.
La storia degli investimenti è piena di turnaround inattesi:
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Apple nel 1997
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Tesla nel 2013
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Starbucks nel 2008
In molti casi, i titoli più shortati sono poi diventati campioni di rendimento.

3. La trappola del timing e l’illusione dell’analisi perfetta
Uno degli errori più comuni nello short selling è pensare che avere ragione sull’azienda basti. Ma non basta. Il mercato può restare “irrazionale” molto più a lungo di quanto tu possa restare solvibile.
Un esempio emblematico è il caso di Herbalife.
Un grande gestore aveva ragione sulla qualità discutibile del modello di business. Ma nel frattempo il titolo è triplicato, e lui ha perso centinaia di milioni prima di abbandonare la posizione.
Lo short richiede non solo una visione corretta, ma anche l’intervento coordinato del mercato per validarla rapidamente, cosa estremamente difficile da prevedere.
4. L’effetto asimmetrico del rischio
Nel lungo, il rischio delle posizioni long è limitato:
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Al massimo perdi il capitale investito
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Il potenziale di guadagno è esponenziale
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Puoi aspettare finché il mercato riconosce il valore
Nello short, tutto è invertito:
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Le perdite sono potenzialmente illimitate
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I costi aumentano nel tempo (interessi, margini)
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La pressione psicologica è molto più elevata
Chi shorta spesso si trova a dover coprire la posizione mentre il mercato è ancora “contro”, peggiorando ulteriormente le condizioni di uscita.

Cinque punti chiave da ricordare
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Scegliere il giusto campo da gioco è più importante della tattica: long e short non sono simmetrici.
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Il mercato, nel lungo periodo, tende a salire. Essere long significa essere allineati con la direzione naturale del sistema.
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Shortare richiede una precisione estrema: analisi + timing + contesto favorevole. Anche un solo errore è sufficiente a causare perdite elevate.
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La psicologia gioca un ruolo cruciale: l’investitore short è spesso solo, contro un sistema che lavora per mantenere o far salire i prezzi.
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I casi di successo nello short selling esistono, ma sono rari, sofisticati, e spesso legati a scommesse macro o eventi straordinari.
Conclusioni
La prima regola per vincere non è saper giocare bene, ma scegliere la partita giusta.
Warren Buffett ha costruito il suo impero evitando i giochi in cui non ha un vantaggio competitivo. Ha lasciato perdere il settore tecnologico per anni, perché non si sentiva in grado di vincere lì.
Lo stesso vale per l’investitore individuale.
Non devi provare a dimostrare di avere ragione nel breve termine. Devi costruire una strategia che abbia dalla sua la probabilità, il tempo e il sistema stesso.
Il mercato azionario non è un casinò. Ma devi scegliere bene dove sederti.
E nel lungo termine, essere long su aziende solide è la partita più giusta da giocare.